Premo l'interruttore, affondo nell'oscurità sfumata soltanto dal blu della radio a media frequenza e mi lascio andare nel mare scomposto di lenzuola arrivate all'ultimo giorno utile, ma domani è giorno di colf, avrò finalmente un letto perfetto, ora preferisco il disordine delle onde mentre una voce scandisce bollettini dei naviganti sillabando pericoli come campane a morto, boe luminose, relitti, attracchi impossibili, devo smetterla di immedesimarmi nelle cose che sento, ho già un po' di nusea, cinetosi da suggestione, ma gli annunci hanno cadenza ipnotica, efficacia da alprazolam, e quel faro che è spento, ordinaria manutenzione, vi sembra notizia da dare in una notte come questa, una notte senza luna, una notte da lupi, da branco affamato, con le stelle che oscillano come teste ubriache e confondono i punti o forse sono soltanto pulsazioni di palpebre chiuse, allucinazioni di retine stanche, ma non mi piace la prosa, meglio visioni di vento e di sale, l'acqua scura mescolata col cielo che allora il buio non sarà sonno banale ma improvvisa morte di naufrago




