Lancio un bastone al mio cane, poi un altro, e un altro ancora, in una sequenza autistica di gesti quasi atletici, e mi illudo che tutto questo sia molto zen, bastone, corsa, bastone, corsa, svuotare la mente da ogni pensiero che non sia la prossima traiettoria ed il piacere di creare felicità, ma mi frega il contrasto tra l'ansimare soddisfatto e questo vuoto non cercato, non illuminato, un ospite inopportuno e invadente che mi dice sei solo mentre lontano si amucchiano pezzi di legno ed i miei tiri sono parole scagliate senza ritorno





